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Mister Marilyn Manson Mister Marilyn Manson
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Interviste - Virgilio 2003 PDF Stampa E-mail

Uno starebbe a sentir parlare Marilyn Manson (al secolo Brian Warner) per ore ed ore. Soprattutto per notare come, da una marea di uscite "celentanesche" sparate a raffica dal nostro, a volte vengano fuori pure dei concetti pungenti e significativi. Più i primi che i secondi, a dire la verità. Come quando il Reverendo fece ascoltare ad un dirigente della sua casa discografica, bramoso di avere tra le mani il seguito commerciale di The beautiful people o di The dope show, una conversazione registrata tra lui ed il suo gatto. "Ci rimase di stucco!", aggiunge Manson, usando in realtà un'espressione leggermente più colorita. L'avrete capito anche voi: il grand-guignol è sempre dietro l'angolo quando si conversa con quest'icona del grottesco. Ergo, fermiamoci qui per gustarci meglio tutto il resto. Questa settimana The golden age of Grotesque, quinto album ufficiale del signor Warner, giunge nei negozi e Virgilio ha preferito, alla solita intervista "domanda-risposta", lasciare carta bianca e nastro vergine a disposizione del "god of fuck" in questione. Per sommi capi, ecco quello che Marilyn Manson (ma una volta non era il nome di una band e basta?) ci ha raccontato. E, fidatevi, trattasi di frasi autentiche e confessioni originali.

The Golden Age of Grotesque
"Ok, innanzitutto partiamo dal titolo: The Golden Age of Grotesque significa ciò che è. Ma la traduzione letterale delle canzoni, stavolta, non è importante: alcune parole che ho usato in queste liriche non compaiono nemmeno sui vocabolari d'inglese! Quindi, coloro che non capiscono la lingua, potranno comprendere quest'opera semplicemente da come suona. E suona bene! Quest'album è proprio come un bambino, non si preoccupa delle regole, preferisce lasciarsi andare. E, credetemi, il vero genio risiede lì: cosa c'è di più stupefacente di un moccioso che corre attorno ad una piscina, incurante che possa cadere e farsi male? I genitori gli dicono: non correre! Potresti romperti la testa. E lui, niente, è sempre lì che gira in circolo attorno a quella fottuta vasca! Bene, sono partito da quest'idea: ho speso buona parte dell'anno scorso scordandomi di essere un adulto. E credo di esserci riuscito. Questo album è essenzialmente la riconquista del mio lato dada."

Politica e Religione
"Grazie ai precedenti lavori - dove indugiai parecchio su questi argomenti - ho finalmente compreso che la musica, solo lei, è contemporaneamente la mia politica e la mia religione. Ciò che chiedo agli acquirenti di The golden age of the Grotesque è di guardarmi realmente per quello che sono. Perché qui parlo una volta per tutte di me, delle mie fantasie... Non ho più bisogno di contestare religioni altrui, non mi riguardano più. Preferisco dedicarmi alla mia musica che, di fatto, è anche il mio unico credo."

Influenze: Berlino e la Hollywood degli anni '30
"L'ispirazione per questo album viene dall'era dell'Espressionismo che nacque a Berlino, durante la Repubblica di Weimar: sai, quando tutta quella gente iniziò a dipingere cose che erano nella loro testa più che nei loro occhi... La prima volta che esposero le loro opere, il pubblico medio le trovò orribili e degenerate. Non sono reali, non è giusto, dissero certi benpensanti. Ma è così che dovrebbe essere! Il bello dell'Arte sta proprio nel farti aprire la mente. E poi Berlino... Ah, Berlino è come una bella donna, difficile da sottomettere ai tuoi voleri: per questo in quegli anni è stata censurata, è stata data alle fiamme... E Hollywood? Vogliamo parlare della cara, vecchia Hollywood? Quando la gente abbracciò la grande rivoluzione del cinema classico, voleva davvero vivere come se fosse dentro un film... E così è sempre stato anche per me: prendi Halloween, ad esempio. Da bambino mi chiedevo: perchè Ognissanti viene una sola volta all'anno? Io voglio vivere come se fosse sempre Halloween, truccarmi, vestirmi strano... Voglio essere per l'immaginario collettivo ciò che è stato Topolino per gli amanti di Walt Disney: capisci cosa voglio dire?"

Passato e presente
"Adesso mi sento come quando iniziai: c'è di nuovo energia attorno a me. Certo, questo è dovuto al cambio di line-up e al fatto che adesso non collaboro più con Twiggy (Ramirez, bassista storico dei Marilyn Manson, NDR) di cui però non voglio parlare in sua assenza. Ma non ti sto dicendo che rinnego i vecchi dischi. Però è anche giusto che io non sia più lo stesso: pensaci bene, se fossi inchiodato ad una formula, questa prima o poi morirebbe, no? Ed io con lei! No, grazie: preferisco evolvermi, anche se qualcuno odierà la mia direzione attuale. Poco male, vorrà dire che ce ne saranno tanti altri che la ameranno..."

Il rapporto col produttore Tim Skold
"Beh, con Tim ho iniziato a collaborare ai tempi della mia cover di Tainted love dei Soft Cell. L'ho riconfermato perché lui non è come quelle "teste di cazzo di produttori-modello" che ti dicono in ogni momento cosa devi fare e cosa no. Tim lascia molta più libertà: per questo disco mi sono ritrovato praticamente a fare l'ingegnere del suono di me stesso! Inoltre mi ha stimolato a non ripetermi e ad inseguire sempre e comunque la purezza dell'insieme: le parti cantate, ad esempio, sono state fatte al primo colpo. Abbiamo colto l'attimo e non sarebbe stato onesto re-inciderle. A volte devi chiudere la porta dello studio e non farti distrarre da nessuno... Solo così ti ritroverai in mano il miglior album della tua carriera!"

Ancora influenze: lo swing...
"Mi sento un po' cambiato come songwriter: adesso, più che dalle chitarre, sono davvero intrigato da tutti quei ritmi interessanti che la cultura hip-hop possiede (già in passato il Reverendo ha collaborato con Eminem, Ndr). E, tra le altre influenze, citerei anche... lo swing! Già, lo swing, ma non mi sembra una novità: non erano forse swinganti pezzi come The Beautiful people o Rock is dead?! Comunque, questo genere era molto popolare nella Berlino degli anni '30 e - per rituffarmi in quelle atmosfere - sono andato in questo albergo americano a vedere una gara di ballo e... da non crederci, c'erano tutti questi quarantenni scatenati! E' un genere molto più violento di quello che il pubblico sospetta: è come il pogo, scarica le tensioni... Il mio tributo allo swing è sfociato in una canzone chiamata Doll-Dagga-Buzz-Buzz Ziggety-Zag e, la sai una cosa? Per gradirla meglio, ti converrebbe ballarla come se ti trovassi sull'orlo dell'Apocalisse..."

Un tour "anormale"
"Un altro scopo dell'album è parlare di cose assolutamente non normali. Una situazione tipo: voglio una canzone che suoni come un pianoforte in fiamme! Voglio un elefante dipinto di nero! Voglio delle gemelle siamesi come non hai mai visto in vita tua! Insomma, ciò che per te risulta essere freak, per me è solo normale e divertente perché proviene dal mio mondo... E così sarà il prossimo tour: sul palco ci saranno più attori che musicisti, e controversie, controversie e ancora controversie... Non ti sto parlando di creare un circo ma un vero e proprio tornado di intrattenimento e riflessione. In fondo uno dei dogma del Teatro del Grottesco prevedeva di distrarre il pubblico con delle visioni mostruose semplicemente per farlo fuggire da cose ancor più oscene: le loro vite reali, ad esempio..."

Arte, spettacolo e business
"Se tu diverti qualcuno, stai già facendo dell'arte. Della grande arte, per inciso. Ed io, a questo punto della mia vita, mi sento di giocare ad entrambi i ruoli: a quello dell' artista e quello dello showman. Non credo che il successo vada calcolato solo in base ai dischi venduti, ma anche sull'opportunità di irradiare le tue idee. Se smerciare cd fosse il mio solo obbiettivo, partirei già con il piede sbagliato. Anche perché la musica che faccio non c'entra col mainstream. No, guarda, non ho proprio intenzione di scrivere pop-music, anche se non avrei problemi a realizzarla: ciò che mi preme è colpire il mio pubblico! E portarlo a riflettere più di quanto facciano i miei colleghi. A proposito di colleghi... Non vedo rivali al momento: come ti ho già detto, vivo in mondo che appartiene solo a me. E alla gente che vorrà seguirmi."

Censura e guerra (con molte grazie a Michael Moore)
"Non puoi censurare l'immaginazione: com'è possibile compiere una simile barbarie? Quella alla censura, sarà una guerra che combatterò sempre. Riguardo a quell'altra, invece... il post-11 settembre, l'Iraq... non lo so, non è la mia guerra. Sono americano, ok, ma piuttosto che parlare di armamenti, preferirei intrattenere la gente con una mia performance. E tornando alla censura, non puoi nemmeno immaginare cosa sono capaci di fare in America per impedire un mio concerto... Tutto ciò è ingiusto: la gente deve prendersi le sue responsabilità e smettere di usarmi come unico capro espiatorio... Ma le cose, fortunatamente, cambiano: quella volta che siamo tornati a Denver, dopo l'eccidio della Columbine High School, è stato un trionfo per la band... Molti dicono che il revisionismo nei confronti di Marilyn Manson è coinciso con l'uscita di Bowling at Columbine nelle sale: in quel film-documentario rilasciavo un'intervista molto sincera al regista Michael Moore e adesso non so dirti se quel fatto mi abbia giovato a livello di opinione pubblica. Probabilmente si, ma io non ho fatto niente di eccezionale o rivelato chissà cosa su di me: ho semplicemente espresso il mio stato d'animo dopo quella tragedia. Tutto qui."

L'altra inclinazione artistica del signor Manson
"Negli ultimi anni ho dipinto centinaia di tele: è un'attività che, oltre a rilassarmi, mi procura gioia, soprattutto quando regalo le mie opere ad amici e conoscenti. Non era mia intenzione esporle al pubblico finchè qualcuno non mi ha convinto: se ti consideri un pittore, dovrai pure vendere qualche tuo quadro!. Ho accettato ma, credimi, è stata dura! Dopo aver allestito quella mostra, non ho più preso in mano un pennello, preferendo dedicarmi ad altro, tipo la regia dei miei video. Ma, in concomitanza con The Golden age of the Grotesque, sono tornato a prendere confidenza con la tavolozza dei colori: ho realizzato nuove opere che ammirerete presto tra le scenografie del mio nuovo tour..."

Traduzioni realizzate da Simone Sacco
(grazie alla Universal Records)

Grazie a Virgilio.it per averci concesso la pubblicazione dell'intervista

 

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