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Mister Marilyn Manson Mister Marilyn Manson
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Interviste - MTV 2003 PDF Stampa E-mail

Prima ci ha comunicato il titolo: "The Golden Age of Grotesque". Poi ci ha fatto pensare che la sua ultima ‘trasfigurazione' per rappresentare il nuovo album sarebbe stata in Topolino, pubblicando sul suo sito curiose foto che lo ritraevano con le tipiche orecchie del roditore più famoso del pianeta.
Ma alla fine...è arrivato "mOBSCENE", il primo singolo dal settimo lavoro in studio dell'entertainer più follemente amato o più alacremente odiato del pianeta. Ci sono passate davanti immagini dell'anteguerra espressionista, della Weimar Berlin, dell'ironia del cabaret e della rivista, di un Brian Warner a metà fra "Arancia Meccanica", un ufficiale nazista e un presentatore da circo felliniano: come colonna sonora, un intrigante mix di metal e ritmiche mutuate dai musical anni '30. Un dope show che Manson stavolta osanna anziché criticare e per fare questo ha dovuto rimettere le lancette dell'orologio indietro di qualche decennio.
Ancora una volta ci ha stregato e ha confermato la sua necessità di esistere: esorcista e posseduto allo stesso tempo.
Fra un neologismo rock e l'altro, un ricordare la splendida decadenza e la fervente creatività del periodo che precedette la Seconda Guerra Mondiale, il citare grandi registi italiani del dopoguerra come punti di riferimento visivi e il chiamare in causa i valori americani...ci perdiamo nella selva oscura di Marilyn Manson. E non ne vogliamo più uscire.

La prima cosa del nuovo album su cui tutto il pubblico ha potuto riflettere per lungo tempo è stata il titolo. Come può il grottesco, diventare un riferimento per un'era dorata?

L'idea del grottesco per me riguarda la parte più oscura dell'immaginazione, non necessariamente quella più cattiva, ma quella parte dell'immaginazione che viene sempre soppressa. Le ispirazioni che ho colto vengono da un'era prima della Grande Guerra, nei primi anni '30 quando l'espressionismo stava affermandosi in Europa e stava nascendo il glamour hollywoodiano. Dall'accostamento dei due è venuta fuori l'idea di ciò che volevo ricreare in America. Sfortunatamente per l'America però non ho potuto ricreare l'elemento di paura del periodo di guerra, ma come artista posso ricreare il desiderio di fare musica e arte che si comportino, che suonino, che sembrino e che diano l'idea che non c'è un domani. Perché dopotutto siamo in un periodo dove il domani è incerto, per cui è mio compito creare qualcosa che alcune persone chiameranno ‘grottesco' ma che per me è solo immaginazione.

Dando uno sguardo ai titoli ("Doll-Dagga Buzz Buzz Ziggety Zag" e "Ka Boom Ka Boom") e ai testi ci siamo accorti che hai dato un nuovo significato e una nuova forma alla parola, non solo quella che finora hai usato nelle tue produzioni, ma quella in generale usata dal rock. Quali sono stati i motivi che ti hanno spinto in questa direzione?

Sono stato ispirato da un sacco di film muti e stranieri. Volevo fare la stessa cosa con la musica. In un certo senso ho finito per fare l'opposto perché dovevo disegnare un dipinto con le parole e volevo far capire e sentire alla gente quello che dicevo anche se non parlavano inglese. Per cui in molti casi non c'erano parole del ‘colore' giusto e ho dovuto crearle io stesso. Si è trattato di dimenticare le regole che il mondo fa quando tu stai creando dell'arte ma allo stesso tempo anche quelle regole che io faccio per me stesso. Questo disco ha l'abbandono sconsiderato di un bambino ed io faccio le cose come le farebbe un bambino. Mi sento come se avessi dieci anni, perché questa è l'età di Marilyn Manson, invece che sentirmi come un trentenne.

Però non ti spaventa il fatto che con tutti quei giochi di parole e doppi sensi, alcuni tuoi fan possano fermarsi al messaggio superficiale e non dedicarsi a un'analisi più approfondita?

Se fai qualcosa che è relativamente disponibile alla comprensione di tutto il pubblico, qualcosa di così semplice che tutti lo capiscono allo stesso modo, allora non penso che quel ‘qualcosa' abbia molto valore. Io volevo fare canzoni e testi che fossero comprensibili a livello ritmico, rispetto alla cadenza, tono e picco della mia voce, ma che avessero anche un significato lirico più profondo: è stato il mio modo di rendere tutto più personalizzato ed accessibile per me, come se volessi espandere quel periodo che un ascoltatore trascorrerebbe ad ascoltare il mio disco...con me nella stanza. Ecco quello che volevo che la gente sentisse, con questo album

Sempre riguardo alle provocazioni testuali, con "Para-Noir(The Women of the World List Their Reasons for Fucking Me)" potresti di nuovo istigare le reazioni più violente da parte delle donne, molte delle quali ti hanno sempre contestato. Ma visto che tu sei consapevole delle provocazioni che fai, ci vorresti dire cosa volessi provocare nell'opinione pubblica con quel brano?

Ho avuto un'idea con la canzone "Para-Noir" - che è venuta dal titolo - di eccessiva oscurità e di far esprimere alle persone quello che hanno veramente in testa, senza aver paura di dire perché fanno certe cose. Volevo inoltre avere una canzone che stesse bene all'interno dell'album, perché l'album tratta di relazioni. Volevo qualcosa che non ‘si trattenesse' o che dipingesse per forza un bel quadro quando non c'era nessun motivo per farlo: così ho fatto una sorta di provino a un gruppo di ragazze diverse. Le ho messe in una stanza e ho detto loro di dire tutto quello che pensavano in quel momento, bastava però che iniziassero la frase con "I fuck you because" (ti fotto perché, ndt), dopodiché potevano andare a ruota libera. È stato un esperimento molto strano all'inizio, visto che prima ancora che fosse una canzone volevo ascoltare quello che queste persone avevano da dire. I risultati più interessanti poi sono finiti sull'album.

"Vodevil", già dal titolo, sembra una condanna durissima nei confronti del mondo glitterato dello spettacolo, un po' un "The Dope Show" formato evoluto. Cosa ti ha ispirato a riunire in un'unica parola il genere teatrale del Vaudeville con il diavolo (devil, ndt)? Quali erano le fascinazioni che volevi provocare nel tuo pubblico con questo ‘ibrido'?

Beh, in qualità di intrattenitore, il ruolo del diavolo è quello che sono sempre stato eletto - o sentenziato - a interpretare, ma l'ispirazione vera di quella parola è venuta da una fotografia che vidi di un vecchio teatro Vaudeville, dove qualcuno aveva scritto male la parola. Ho pensato subito che quell'errore ortografico avesse un'innocenza e in'ingenuità che lo rendeva malvagio, perché aveva la parola evil (cattivo, ndt) al suo interno. Quello così ha informato il titolo e mi ha fatto pensare a come potesse relazionarsi con me e con l'album. Quella poi è l'ultima canzone che ho scritto per l'album ed è per questo che appare alla fine. La prima invece è "This Is the New Shit", che comincia esattamente con quello che mi sono trovato di fronte quando mi sono messo a scrivere il disco. Ho iniziato l'album dicendo ‘tutto è già stato detto, dove vado partendo da qui?' e quel pezzo finisce con questa decisione: ‘lasciate che vi diverta con questo disco' e quando arrivate alla fine dell'album, con "Vodevil" sono io che dico ‘beh, tutto ciò vi avrà pure divertito, ma non è solo uno spettacolo, è la mia vita'. Questo è il viaggio in cui vi porta questo disco.

"The Golden Age of Grotesque" finisce con una canzone dal titolo molto esplicito, "Obsequy (The Death of Art)", ma senza testi. Visto che tu sei interessato all'arte a 360 gradi, cosa ti ha spinto a lanciarti in un'affermazione così contradditoria che non sembra lasciare via di scampo?

La canzone era un finale interessante per l'album, visto che grande è stata l'ispirazione dai film, dagli anni '30, dal glamour di Hollywood e dai film espressionisti e di guerra fatti in Europa. Penso che avessi bisogno di un tema dal titolo appropriato, in cui non vossero inclusi i testi perché volevo che le persone ascoltassero qualcosa di diverso ogni volta che mettevano su quel pezzo, perché io sento cose diverse ogni volta che lo ascolto. Il metodo d'arte che uso è parte dell'intero processo creativo del disco e fa di ogni scena una cosa oscena. Ho scelto "Obsequy" come titolo perché è un funerale. La cosa bella che puoi trarne - perché non intendevo che fosse un finale totalmente triste - è che ogni relazione o capolavoro tenderà sempre ad andare verso una maggiore decadenza o passione. Poi arriverà qualcuno a distruggerlo, perché questo è il modo in cui la paura controlla le relazioni. Ma voi avete la possibilità di mettere il disco daccapo, come potete ricominciare con la vostra vita, sia che si tratti della vostra personalità, della vostra carriera e della vostra creatività o di chissà che altro.

Il video di "mObscene" riflette molto bene molta dell'atmosfera che si respira in tutto l'album, qualcosa che mi è facile descrivere come se i personaggi di "Cabaret" si trovassero sul set di "Elephant Man" bypassando "Il Portiere di Notte" e "The Rocky Horror Picture Show". Ma quali sono state le vere ispirazioni visive che ti hanno fatto portare un circo tanto ‘burlesco' in città?

Quelli che hai detto sono tutti ottimi punti di riferimento, per cominciare. "Elephant Man" ha molti elementi interessanti, specialmente nell'intro del film dove passano sei fotogrammi al secondo, dando un effetto ‘sporcato'. Non molte persone lo fanno nei video musicali e quello è qualcosa che mi ha divertito perché mi sono svegliato un giorno e mi son detto che volevo creare una canzone che assomigliasse a un elefante alla carica, insieme all'idea di una chorus line di ragazze che cantassero quella frase ispirata da Oscar Wilde (be obscene and not heard, ndr). L'aspetto visivo esisteva molto prima della canzone, che ho scritto con le immagini già in testa, per cui fare il video è stato facile. Era tutto già pronto. Penso che Fellini e Pasolini - giusto per nominare due registi italiani - siano stati una grande ispirazione per le idee dell'album ma anche del video. Inoltre ho anche cercato di assimilare la natura ‘di rottura' di certi film come "Cabaret", non tanto dal punto di vista visivo o estetico, ma rispetto all'impatto che ebbe quando uscì. Qualcuno ha anche citato "Arancia Meccanica", il che è condivisibile se si pensa non tanto a quando uscì il film ma il libro: ebbe un impatto tremendo. Per cui i miei punti di riferimento non sono proprio prosaici, vengono dai posti più disparati.

Nel video c'è un'idea di duplicità, che sia espressa dalle ‘gemelle siamesi' o dalla doppia faccia delle ballerine. È un messaggio che ci hai voluto dare consciamente?

Penso di sì, penso sia qualcosa che si può avvertire in tutto il disco: è la duplicità che esiste in ogni relazione. Spesso ti presenti in un modo ma poi sei tutt'altra persona, e tutto ciò perché stai cercando di essere quello che gli altri vorrebbero tu fossi. Queste sono le cose di cui parlo, alla fine, nel mio album. Ho anche creato un DVD che accompagna il disco, intitolato "Doppleherz", che significa tutto ciò che sembra (doppio cuore, in tedesco ‘modificato' ndt). È un'incisione che ho fatto in un giorno molto oscuro della mia vita. Avrebbe potuto essere l'ultima cosa da mettere sull'album, ma ho anzi deciso di prenderla e trasformarla in qualcosa che facesse capire alla gente un po' meglio chi sono. Così non si tratta solo di intrattenerli in modo bizzarro, usando il fascino, o le stranezze o le pagliacciate. Di qualsiasi cosa si tratti, è meglio che sia qualcosa che intrattiene e qualcosa che rattrista. Per cui ho preso il finale triste e l'ho reso un DVD interessante.

E' innegabile che quando abbiamo visto il DVD abbiamo pensato che l'uno non potesse esistere senza l'altro: quel footage è pieno di tutte le cose che l'ascoltatore ‘vede' quando ascolta le canzoni...

Tutto ciò è fantastico, perché anzi che fare un documentario come fanno la maggiorparte delle persone per completare l'album, ho voluto fare qualcosa che facesse conoscere alle persone qualcosa che era stato inciso durante il making del disco. Volevo che le persone sentissero quello che avevo in testa piuttosto che mostrar loro ciò che succedeva nello studio. Puoi ascoltare quello che succedeva in studio nella musica, non hai bisogno d'altro.

In quel DVD reiteri un concetto che esprimi anche in "Vodevil" ("this isn't music and we're not a band", questa non è musica e noi non siamo una band) quando dici "This isn't about music, this is about the difference between you and me": considerato che questo filmato è anche ‘l'inizio di una nuova era per Marilyn Manson' e considerati i tuoi mille interessi nell'arte visiva, dovremmo pensare che d'ora in avanti la tua attenzione sulla musica verrà meno?

Penso che possa essere preso alla lettera, in un certo senso, perché non si tratta solo di musica, ma vuol anche significare che sto espandendo la mia interpretazione di ciò che faccio, senza limitare "The Golden Age of Grotesque" a un solo album o a una sola mostra d'arte. Sarà un'era, la mia era espressionista e potrò usare qualsiasi mezzo voglio per dire ciò che voglio. Inoltre, visto che i miei crescono con me, è il mio modo di chiedere loro di esprimersi allo stesso modo. Non devi essere necessariamente un cantante per esprimere le tue idee.

Ci ha affascinato il modo straordinario in cui usi e modelli le parole e in cui usi e modelli la tua bocca, spesso in primo piano nell'artwork dei tuoi lavori. Quanto intenzionale e consequenziale è l'enfasi posta su quella parte del corpo e sulla tua arma preferita, la parola?

E' una cosa interessante a cui non avevo mai pensato prima. Probabilmente è un filo subconscio che passa attraverso tutto ciò che faccio e di solito le cose subsconsce sono quelle più vere perché non le pianifichi come altre. Probabilmente anche questo elemento entra nel disco, dove sulla copertina la mia bocca è ritratta come se fosse la parte frontale di un'auto. In qualche modo, è così che mi sono sentito mentre facevo l'album.

I tuoi concerti sono sempre più che un semplice concerto, grazie allo straordinario apparato scenico che costruisci intorno a loro, sempre volto a riflettere l'album che vogliono supportare. Cosa ci puoi anticipare rispetto alle date live di "The Golden Age of Grotesque", che ti porteranno anche in Italia a giugno?

Penso che le persone dovrebbero aspettarsi che appaiano così come suonano: ovvero cercherò di portare tutta l'immaginazione che mi è fisicamente possibile portare sul palco, volendo ridefinire quello che è uno show di Marilyn Manson e ridefinire quello che è uno show rock'n'roll. E' un obbligo che ho nei confronti di me stesso in quanto fan della musica: fare qualcosa che è sempre meglio del passato. Penso che "The Golden Age of Grotesque" sia la cosa più visiva, aggressiva e oscena che abbia mai fatto, per cui il concerto lo sarà altrettanto.

Prendendo a prestito una tua canzone, "The Better of Two Evils" (il meglio fra due mali, ndt), perché pensi che l'America non abbia paura di andare in guerra ma abbia ancora una paura folle di Marilyn Manson?

Per lo stesso motivo per cui è importante che io esista. Perché posso decidere perché, come o se l'America andrà in guerra, visto che sono una persona. Ma allo stesso tempo se combattiamo per la democrazia, quella è una battaglia che posso fare anch'io. E' l'unica guerra che posso fare. Se è una guerra per la democrazia, allora posso combattermi per la libertà d'espressione e non permettere che esista la duplicità della censura.

Come dovremo considerare allora una canzone come "Use Your Fist Not Your Mouth", che sembra invitare a reagire secondo la legge del taglione?

"Use Your Fist Not Your Mouth" è stata una delle prime canzoni che abbiamo scritto per l'album, anzi le canzoni sul disco appaiono quasi in sequenza rispetto a quando sono state scritte. E' stata ispirata molto da un punto di vista sarcastico nei confronti di alcune cose che la gente ha tentato di rendere rivoluzionarie, come il manifesto comunista per esempio. Ho pensato che sarebbe stato qualcosa di molto sarcastico per me, perché non riesco a relazionarmi né alla sinistra né alla destra in America e non posso relazionarmi ai colletti bianchi né a quelli blu. Così un giorno ho deciso che, visto che io indosso un colletto nero, anche le persone con un colletto nero avessero bisogno di un loro inno. Adesso la canzone ha una vita diversa, dato il contesto attuale dell'America in guerra. Ma dopotutto è proprio quando qualcosa si evolve costantemente riguardo allo scenario circostante, che diventa interessante, tanto quanto l'ambiente che lo circonda e che intorno a quella cosa evolve.


Ringraziamo Mtv.it per averci concesso la pubblicazione dell'intervista

 

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